La domanda sui 12 giorni di permesso della Legge 104 nasce spesso da una confusione tra la misura straordinaria introdotta durante l’emergenza Covid e i permessi ordinari oggi previsti. Chiarisco chi ne aveva diritto, quali sono le regole attuali, come presentare la richiesta e quali errori possono far respingere la domanda.
La risposta breve sui 12 giorni e sui permessi ordinari
- Oggi non esiste un diritto generale a 12 giorni aggiuntivi ogni mese o ogni anno.
- I 12 giorni extra spettavano durante l’emergenza Covid del 2020, oltre ai 3 giorni ordinari mensili.
- Attualmente il beneficio ordinario è di 3 giorni retribuiti al mese, anche frazionabili in ore.
- Possono richiederli il lavoratore con disabilità grave o chi assiste un familiare con disabilità grave.
- Servono un rapporto di lavoro dipendente e il riconoscimento della gravità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della Legge 104.
I 12 giorni della Legge 104 non sono più disponibili oggi
Il numero di 12 giorni si riferisce a una misura temporanea del 2020. Il decreto Cura Italia aveva aggiunto 12 giornate complessive ai normali permessi di marzo e aprile, portando il totale potenziale a 18 giorni nel bimestre. La misura era legata all’emergenza sanitaria e non è diventata un diritto permanente.
In seguito, un’ulteriore estensione di 12 giornate fu prevista per maggio e giugno 2020. Anche questa possibilità aveva una scadenza precisa. Per questo, nel 2026 non è corretto parlare di 12 giorni ordinari spettanti a chiunque abbia la Legge 104.
A chi spettavano, quindi, quei permessi aggiuntivi? Agli stessi soggetti già autorizzati a usare i permessi dell’articolo 33, cioè ai lavoratori con disabilità grave e ai dipendenti che assistevano una persona riconosciuta in situazione di gravità. La misura riguardava sia il settore privato sia quello pubblico, con modalità amministrative diverse.

Chi ha diritto ai 3 giorni di permesso nel 2026
La regola attuale prevede, in linea generale, 3 giorni di permesso retribuito al mese. Il beneficio è coperto da contribuzione figurativa, quindi i giorni non vengono trattati come semplici assenze non pagate e restano utili secondo le regole previdenziali applicabili.
| Beneficiario | Condizione principale |
|---|---|
| Lavoratore con disabilità | Deve essere riconosciuta una situazione di disabilità grave ai sensi dell’articolo 3, comma 3. |
| Genitore | Può assistere il figlio con disabilità grave, anche adottivo o affidatario, secondo l’età e le altre regole previste. |
| Coniuge o parte dell’unione civile | Può chiedere i permessi per assistere il partner con disabilità grave. |
| Convivente di fatto | Il rapporto deve rientrare nella nozione prevista dalla normativa sulle convivenze di fatto. |
| Parente o affine | Può avere diritto entro il secondo o terzo grado, quando ricorrono le condizioni richieste. |
Il punto che crea più equivoci è il verbale medico. Una percentuale di invalidità, da sola, non garantisce i permessi: occorre il riconoscimento della disabilità grave previsto dall’articolo 3, comma 3, della Legge 104. L’INPS indica inoltre che, di regola, la persona assistita non deve essere ricoverata a tempo pieno in una struttura che garantisca assistenza sanitaria continuativa.
Esistono eccezioni al ricovero, per esempio quando la persona deve uscire dalla struttura per visite o terapie certificate, oppure in situazioni cliniche particolarmente gravi. In questi casi è prudente verificare la documentazione sanitaria prima di utilizzare i permessi.
Quanti giorni spettano quando assistono più persone
Se più lavoratori assistono la stessa persona con disabilità grave, non significa che il familiare possa ricevere un numero illimitato di giornate. Il limite complessivo resta normalmente di 3 giorni al mese per la stessa persona assistita, che possono essere distribuiti tra più aventi diritto in modo alternato.
Dal 13 agosto 2022 non vale più il principio del cosiddetto referente unico. Più familiari possono quindi essere autorizzati, ma devono coordinarsi senza superare il limite mensile complessivo. È una differenza importante rispetto alla vecchia interpretazione, soprattutto nelle famiglie in cui l’assistenza viene condivisa tra figli, coniuge e altri parenti.
La situazione può cambiare quando un lavoratore assiste persone diverse e possiede i requisiti per ciascuna di esse. Non conviene però sommare automaticamente i giorni: ogni posizione deve essere valutata separatamente, considerando il rapporto di parentela, i verbali e le eventuali autorizzazioni già presenti.
Come presentare la domanda e usare i permessi
Per un dipendente privato, la richiesta passa normalmente dal servizio telematico dell’INPS. Il lavoratore deve indicare i dati propri, quelli della persona assistita, il rapporto di parentela e gli estremi del verbale che certifica la disabilità grave.
Il dipendente pubblico segue invece le procedure stabilite dalla propria amministrazione. In entrambi i casi è utile informare per tempo l’ufficio del personale e concordare, quando possibile, le giornate di assenza. La programmazione aiuta l’organizzazione del lavoro, ma non elimina il diritto quando tutti i requisiti risultano presenti.
I 3 giorni possono essere utilizzati per intero oppure frazionati in ore, secondo le regole applicabili al rapporto di lavoro. Nel part-time verticale o misto fino al 50% può essere necessario un riproporzionamento; con una percentuale superiore al 50%, in genere, i tre giorni vengono riconosciuti per intero.
Il mio consiglio pratico è di controllare sempre che il verbale riporti espressamente la gravità richiesta. Molte domande si complicano perché si presenta un certificato di invalidità civile o un riconoscimento dell’articolo 3, comma 1, pensando che sia equivalente. Non lo è.
Gli errori più comuni sui permessi 104
Confondere i 12 giorni straordinari con il diritto attuale
Il primo errore consiste nel ritenere che i 12 giorni siano ancora disponibili. Nel 2026 il riferimento ordinario resta di 3 giorni mensili. Eventuali permessi ulteriori possono derivare da un contratto collettivo, da accordi aziendali o da altri istituti, ma non dalla vecchia estensione Covid.
Considerare sufficiente qualsiasi invalidità
La Legge 104 non coincide con il semplice riconoscimento dell’invalidità. Per i permessi dell’articolo 33 serve la situazione di gravità certificata. Prima di inviare la domanda, controllerei quindi con attenzione la dicitura presente nel verbale.
Pensare che ogni familiare abbia automaticamente 3 giorni
Quando l’assistenza riguarda la stessa persona, il limite non si moltiplica in modo automatico per il numero dei parenti. Più lavoratori possono alternarsi, ma la fruizione deve rispettare il tetto complessivo mensile e le condizioni previste.
Leggi anche: Legge 104 per due familiari - Guida completa e casi pratici
Ignorare il ricovero a tempo pieno
Il ricovero continuativo può impedire l’uso dei permessi, perché la struttura già garantisce l’assistenza. Le eccezioni esistono, ma devono essere sostenute da motivazioni e documenti coerenti. Usare i giorni senza verificare questo aspetto può creare contestazioni con l’INPS o con il datore di lavoro.
Che cosa controllare prima di chiedere i permessi
- Verificare che il verbale riconosca la disabilità grave ai sensi dell’articolo 3, comma 3.
- Controllare di essere un lavoratore dipendente con un rapporto ancora attivo.
- Individuare correttamente il rapporto di parentela o convivenza.
- Accertare che non ci sia un ricovero a tempo pieno incompatibile con il beneficio.
- Coordinarsi con gli altri familiari che assistono la stessa persona.
- Presentare la domanda all’INPS o alla propria amministrazione prima di iniziare a usare i permessi.
La risposta alla domanda su chi abbia diritto ai 12 giorni è quindi legata a una misura eccezionale ormai conclusa. Oggi il beneficio ordinario riguarda soprattutto i 3 giorni mensili retribuiti, riconosciuti al lavoratore con disabilità grave o a chi presta assistenza a una persona nelle condizioni previste dalla legge.
Quando il caso è particolare, per esempio per un verbale in revisione, un part-time verticale, più familiari autorizzati o un ricovero con uscite per terapia, conviene chiedere una verifica a un patronato o all’ufficio del personale. Una controllata in più evita di confondere una vecchia agevolazione temporanea con un diritto ancora vigente.